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San Marco in Lamis, mercoledì 1 febbraio 2017 - San Marco in Lamis, 37enne arrestato per caporalato Dovrà rispondere di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. In altre parole, caporalato. Queste le pesanti accuse mosse contro il 37enne Florin Anusca, di nazionalità rumena, arrestato dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di San Giovanni Rotondo, in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale del Riesame di Bari. 

 L’arrestato è stato individuato e catturato nelle campagne di San Marco in Lamis, dove si era rifugiato e dove aveva posto le basi della sua attività illecita, riguardante il reclutamento di manodopera per il lavoro nei campi e l’organizzazione dell’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento per mezzo di violenza, minaccia ed intimidazione nei confronti di lavoratori suoi connazionali, tra cui addirittura alcuni suoi parenti, approfittando del loro stato di bisogno e di necessità.

I lavoratori erano impegnati nel lavoro nei campi e più in particolare nella raccolta di pomodori. La misura cautelare scaturisce da elaborate indagini, eseguite dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di San Giovanni Rotondo in collaborazione con quelli della Stazione di Trinitapoli, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Foggia. Tutto ha avuto origine dall’intervento effettuato il 22 agosto del 2016 dai militari di Trinitapoli che, intervenuto presso la locale stazione ferroviaria, dove era stata segnalata una rissa, aveva accertato che c’era stata una violenta aggressione ai danni di una coppia di rumeni da parte di loro connazionali.

I malcapitati per le lesioni subite erano stati costretti a ricorrere alle cure dei sanitari dell’ospedale di Cerignola. L'aggressione era stata causata dalla loro richiesta del denaro loro spettante per pregressa attività lavorativa. Da qui si veniva sviluppata una complessa attività di indagine che da Trinitapoli aveva condotto alle campagne di San Marco in Lamis, dove l’arrestato si era insediato. Le dichiarazioni, raccolte da numerosi braccianti e da alcuni proprietari terrieri, hanno così permesso di individuare nell’arrestato la persona con cui i datori di lavoro erano in costante contatto.

Gli stessi braccianti agricoli sapevano di dover fare a lui riferimento per poter lavorare. Questi, dopo essere stati arruolati, venivano ospitati nel medesimo alloggio, assolutamente inadeguato, privo di qualsiasi servizio (acqua potabile, energia elettrica, servizi igienici), come accertato in sede di ispezione eseguita dagli stessi carabinieri. Gli "schiavi" venivano poi condotti sul luogo di lavoro a bordo di un furgone, che erano stati costretti ad acquistare, e venivano costantemente controllati durante l’attività lavorativa. Non erano autonomi nemmeno nel fabbisogno nutritivo, visto che erano costretti ad acquistare gli alimenti dallo stesso arrestato, ed ogni loro richiesta veniva punita con minacce e violenza, come l’aggressione testé citata. Anusca, dopo le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Foggia.