Mario Ciro Ciavarella

San Marco in Lamis, domenica 26 marzo 2017 -  Sembra che chi amministra la giustizia, sia “un giudice in terra del bene e del male, senza conoscere la statura di dio”. Sono costretto ad iniziare così questo articolo. Prendendo quasi per intera una strofa della canzone “Un giudice” di Fabrizio De Andrè. “Se devo scegliere tra la mia vita e quella di uno che mi aggredisce, allora avere una pistola può essere utile, quando si deve sparare è meglio   farlo”. Questo invece non è il ritornello della canzone suddetta, ma è una dichiarazione del giudice Angelo Mascolo. Dopo che si è visto inseguire per sette chilometri da due (forse) delinquenti, ai quali pochi minuti prima aveva effettuato un sorpasso pericoloso.

 Quando il pericolo viene visto da chi giudica, evidentemente i punti di vista “del bene e del male” cambiano!! Poi, chi giudica deve dare l’esempio, non dimentichiamocelo. Deve avere la freddezza che viene imposta a coloro che si ritrovano dentro casa, una ciurma di delinquenti,   ai quali, il padrone di casa nulla può e nulla deve fare per non ferirli nel corpo e nella dignità!!

Ma come unica arma, il padrone di casa, che può usare… è il telefono!! (Antonio Meucci ha inventato un’arma a sua insaputa…). Da usare preferibilmente dopo che ti hanno rotto inferriate, porte, portoni, cancello e tutto ciò che serve per delimitare la sua proprietà. Solo allora, il telefono deve essere impugnato per chiamare i Carabinieri.

Non c’è giustizia, questo è chiaro. Non c’è logica, anche questo è chiaro. Volevo vedere se ad Angelo Mascolo, un giudice, fosse partito un colpo, cosa sarebbe successo. Per sua fortuna, su quella strada da Far West dove gareggiava a chi fosse più veloce, c’era un pattuglia della Polizia che è corsa in suo aiuto!!

Saremmo stati curiosi ad assistere ad un processo dove un giudice giudicava un altro giudice, se al secondo giudice fosse partito un colpo  dalla sua pistola che aveva in auto. (Ma le pistole in auto si possono portare??)

Mistero di una sentenza che nessuno potrà mai sapere fino a quando non ci saranno processi del genere. E allora mettiamo in condizione che un giudice giudichi un suo collega, anche per scherzo.

Facciamo partecipare a tanti, ma tanti giudici a quei programmi televisivi  tipo “Scherzi a parte”, dove un giudice si ritrovi a casa sua dei delinquenti, e che tengono in ostaggio la moglie e la figlia. E prima che il giudice spari (ed è quasi certo che lo farà, come tutti), fermare il programma dicendo all’uomo togato che si trattava di uno scherzo.

Giudichiamo i giudici anche in questo modo!! A quelli che non superano lo scherzo, via la toga!! Non sono idonei nel mantenere la calma come tutti i comuni mortali in caso di pericolo improvviso? Allora che facciano  dei corsi di yoga, esercizi per rallentare il respiro e di rilassamento  mentale.

Mettere i giudici davanti a dei barattoli di Nutella per vedere per quanti secondi resistono alla tentazione. Dotare i giudici di visori in 3D dove vengono proiettati film osè per vedere fin dove si allungano le  loro mani. Informare i giudici che avranno gli stipendi tagliati per non avere raggiunto il “premio di produttività”, e vedere le loro calme reazioni.

Comunicare ai giudici che saranno trasferiti in zone impervie dove le uniche sentenze potranno essere quelle in cui si deve decidere se le rondini che fanno primavera sono sempre le stesse oppure se ne arrivano di nuove ogni anno. E vediamo se non perdono la calma!!

Mettere tutti insieme in una gabbia quelli dell’Associazione Nazionale Magistrati per vedere se riescono a mettersi d’accordo su una sentenza giudicata da tutti allo stesso modo e con gli stessi tempi tecnici, se non c’è soluzione, che rimangano dentro!!

Diciamo ai giudici che il terzo grado di giudizio è sempre quello definitivo, e i giudici che hanno emesso i precedenti due gradi di giudizio, se non sono confermati nel terzo, saranno rimossi dall’incarico. E vediamo se mantengono la calma.

Giudichiamo chi ci giudica! Anche scherzando in questi modi. Siamo dei liberi cittadini che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo. Che ci facciano divertire, i giudici, partecipando ai suddetti scherzi organizzati da noi. Che ci facciano divertire, come quando, un giudice scarcera due finanzieri che hanno intascato degli orologi dopo un’ispezione ad un’azienda, “per rimanere in buoni rapporti con la Finanza”.

Queste ultime parole (e relativo reato), non sono mie, ma sempre di Angelo Mascolo, un giudice.

 

Mario Ciro Ciavarella