Mario Ciro Ciavarella Aurelio
 
San Marco in Lamis - sabato 12 dicembre 2020 - «Grazie di questo incontro... eh grazie... c'eravamo proprio tutti, ed eravamo davvero più veri di ieri. Ehi dico a voi! A voi indifferenti, a voi che non ci conoscete bene. Prestateci un sogno, lasciateci ancora sperare, perché questa notte sia eterna, perché sia una notte, d'amore!» Con questo saluto, Renato Zero dette vita ad un modo dire, ad uno slogan che ci tiene compagnia da quarant’anni. E lo dice ancora, quando termina i suoi concerti che vengono sempre chiusi con la canzone “Il cielo”.
Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, Renato Zero è l’indiscusso cantante italiano che occupa i primi posti in classifica, appena esce un suo disco. È l’epoca in cui l’Italia finalmente si disinibisce, un Paese prettamente bigotto scopre che osare non è peccato (e ci mancherebbe), e che le vie dell’Arte sono tante. Come la musica. Fatta in modo diverso, affrontando tematiche mai affrontate prima, come la diversità di genere, e l’identità, nelle quali non tutti riescono a riconoscersi e ad identificarsi.
 
“Essere” Renato Zero quasi cinquant’anni fa non era facile: si veniva presi per matti (giusto per dire l’offesa meno grave), e spesso i genitori si vergognavano di avere un “figlio così”, oltre a sfuggire ai pestaggi che erano all’ordine del giorno!! Ma lui, Renato Fiacchini, non si è lasciato intimorire, ed è andato avanti come la sua natura gli ha dettato da sempre. Spesso nelle sue canzoni si parla di identikit: scoprire chi siamo, ma non solo sessualmente, ma anche in ambito sociale, come presa di coscienza davanti al resto dell’umanità.
 
In quel periodo, spesso, alcuni artisti si esibivano sotto dei tendoni come quelli dei circhi, non solo i cantanti ma anche gli attori (non ho mai capito il perché!!) e in quei particolari locali venivano a crearsi situazioni originali. Come la nascita del doppio album “Icaro” (1981), che è stato tutto registrato sotto un tendone, per la durata di un anno tra Roma e Torino. Il tendone di Renato Zero venne battezzato “Zerolandia”
 
Un anno prima Renato Zero pubblicò un album straordinario: “Tregua”, un altro doppio album questa volta di brani inediti (dove c’è “Amico”), inizialmente l’album era stato concepito in due uscite, “Tregua 1” e “Tregua 2“. Ma poi visto l’elevato numero di copie prenotate prima dell’uscita, la casa discografica decise per il lancio del doppio album. Risultato: chilometriche file di ragazzini e non, ai concerti del cantante romano. E la consacrazione come miglior performer italiano di sempre!!
 
Con questa prerogativa viene concepito “Icaro”, straordinario doppio live che raccoglie il meglio di Zero fino a quel momento. Era nata la Zeromania, la Zerofobia, la Zerofollia… un modo diverso di presentarsi davanti al mondo, fregandosene delle convenzioni umane (uomini??) Registrato tutto dal vivo, senza trucco e senza inganno, senza post produzione, come dire: buona la prima!
 
Nell’album c’è una versione straordinaria del brano “Il carrozzone”, cantata interamente dal pubblico, la voce di Renato non c’è! nemmeno l’accenno iniziale. Un coro quasi straziante, un pubblico questa volta non in delirio ma quasi penitente, cosciente di essere parte di un enorme carro circense che si muove così, come il destino ha deciso… con le regine, i suoi fanti e i suoi re…
 
Gli arrangiamenti sono quasi tutti diversi rispetto alle versioni in studio, ed è proprio questo il punto di forza del doppio album: è come si ascoltassero canzoni completamente nuove. Come “Triangolo” con un arrangiamento reggae che dura oltre otto minuti, durante i quali Renato presenta i musicisti che l’accompagnano lungo un tour che durò più di un anno. L’album viene chiuso da un altro canto molto intimista, un inedito, “Più su”. Non pensiate che Renato Zero si fosse fissato della sua situazione “particolare”, ma non ne parliamo proprio!! Se ascoltate le sue canzoni e leggete i suoi testi, scoprirete un aspetto anche religioso, e della ricerca di dio da parte del cantautore. Che spesso ritroviamo nelle sue canzoni, come “Vivo”, un capolavoro!!
 
“Qualcuno mi renda l’anima”, sul problema della pedofilia. “Niente trucco stasera”, sulla presa di coscienza di un artista che non vuole più nascondersi dietro delle maschere. “Non sparare”, sul problema della caccia. “Fortuna”,sulla ricerca della buona stella che sfugge ai viventi…
 
Molti anni dopo, nel 1991, Renato Zero pubblicò il suo secondo album dal vivo, “Prometeo”.Era il periodo di crisi creativa, ma con la partecipazione al Sanremo di quell’anno riuscì risollevare le sue sorti artistiche. “Prometeo” è senza dubbio inferiore a “Icaro”, e la nostalgia di tanti anni lontano dal palco per Renato, c’è tutta! Qui si ascoltano ottimi brani anche dei primissimi anni di carriera del cantante. Comunque, Icaro e Prometeo due miti di un lontano passato, entrambi che presero il volo. E sono ancora lì: Più su!!