Michele Centola redazione.org

San Marco in Lamis, martedì 20 ottobre 2026 -  Nel vasto e sfaccettato panorama della letteratura dialettale dell'Italia meridionale, poche opere riescono a fondere con tanta disinvoltura l'elemento fantastico, l'epos popolare e l'ironia quotidiana come il poemetto "Lu Trajone". Originato nell'entroterra garganico e precisamente nella nostra San Marco in Lamis, questo componimento rappresenta un vero e proprio monumento etno-letterario, capace di sublimare in versi la memoria orale e le suggestioni mitologiche legate al territorio.

Pubblicato ufficialmente nel 1977, il testo trae forza da un’immagine favolistica impressa nei ricordi d'infanzia dell'autore e dell'intera collettività: la presenza minacciosa e al contempo affascinante di un mostro leggendario "il trajone" nascosto tra gli anfratti e i valloni rocciosi del Gargano. L'opera si configura come un poema eroicomico in cui la titanica caccia alla fiera diventa il pretesto per mettere in scena un'umanità genuina, tragica e comica al tempo stesso. Dietro la straordinaria genesi di questo capolavoro si cela la figura singolare di Francesco Paolo Borazio (1900-1981). Persona di umilissime origini, Borazio ha svolto per tutta la vita mestieri faticosi e manuali, lavorando come spaccapietre e imbianchino. Privo di percorsi accademici formali, possedeva tuttavia una naturale spinta creativa, una profonda sensibilità stilistica e un'eccezionale padronanza della lingua nativa.

La sua figura incarna l'essenza autentica del cantore popolare: non un intellettuale distaccato che osserva il folclore dall'alto, bensì una voce dall'interno che trasforma la durezza della pietra e il colore della calce nell'argilla malleabile del verso vernacolare. Borazio è oggi unanimemente riconosciuto come uno dei massimi esponenti della poesia in dialetto garganico.  Attorno al terrore instillato dal leggendario drago nelle campagne circostanti il paese. Il mostro, entità chimerica e rettiliforme, simboleggia le forze oscure della natura e le paure ancestrali del mondo contadino. Di fronte alle scorribande della fiera, la comunità reagisce organizzando una vera e propria spedizione punitiva.     È qui che si innesca il meccanismo eroicomico: il registro solenne tipico dei grandi poemi epici classici viene applicato a personaggi popolari, cacciatori improvvisati e paesani armati di attrezzi rustici.

Il contrasto stridente tra l'altezza dello stile poetico e la goffaggine o il realismo dei protagonisti crea un irresistibile effetto umoristico, senza tuttavia sminuire il valore tragico e drammatico dell'impresa. La fortuna critica dell'opera è testimoniata dal prestigioso parterre di studiosi che presiedette alla storica edizione del 1977. La curatela affidata a Michele Coco, Antonio Motta e Cosma Siani, unitamente all'autorevole prefazione del linguista Francesco Sabatini e alle evocative illustrazioni dell'artista Filippo Pirro, consacrò il testo a pietra miliare degli studi etno-antropologici e linguistici del Meridione. Come evidenziato dalla critica, "Lu Trajone" non è una semplice curiosità folclorica, ma un capolavoro di eccezionale perizia formale.

Borazio intesse una trama ricca di simbolismi, riflettendo con fedeltà il paesaggio carsico del Gargano, le tradizioni comunitarie e la psicologia collettiva della gente di San Marco in Lamis. A distanza di decenni dalla sua prima pubblicazione, «Lu Trajone» continua a incantare lettori e studiosi. L'opera di Francesco Paolo Borazio rimane un chiaro esempio di come la poesia popolare possa ascendere a livelli di altissimo pregio artistico, custodendo il patrimonio immateriale di un territorio e consegnando all'immaginario collettivo una delle storie più affascinanti della Puglia.