redazione sanmarco.org

San Marco in Lamis, giovedì 22 ottobre 2026 -  Le luci delle fiaccole hanno riempito le strade di San Giovanni Rotondo nella serata di mercoledì 21 ottobre. Una partecipazione ampia e composta ha risposto all’appello del comitato spontaneo, nato dal basso nei giorni delle proteste per dare un volto pacifico e unitario al malessere di chi vive del proprio lavoro. Il corteo si è mosso alle 19.30 dall’Ufficio del Giudice di Pace ed è giunto al Monumento ai Caduti, in Piazza Europa. Un percorso breve, ma carico di significato, accompagnato da un messaggio semplice e diretto: ogni fiamma rappresenta una storia, una famiglia, un lavoro da difendere.

In prima fila, accanto ai cittadini, la sindaca Floriana Natale con i componenti della giunta comunale e il vescovo della diocesi, monsignor Franco Moscone. Una presenza che ha dato alla serata il sapore di una vicinanza collettiva, capace di mettere insieme istituzioni civili, mondo ecclesiale e società produttiva. La fiaccolata è arrivata al termine di una settimana intensa. Agricoltori e olivicoltori avevano presidiato per giorni vari punti della circonvallazione cittadina, mentre in tutta la Capitanata il rincaro del gasolio aveva portato in strada autotrasportatori, allevatori e lavoratori, con distributori a secco e lunghe code alle pompe. Ai negozianti era stato chiesto un gesto simbolico, ritardare l’apertura alle dieci, su base del tutto volontaria. Nelle intenzioni degli organizzatori, la serata doveva trasformare la rabbia in partecipazione civile.

Non solo il comparto agricolo: l’invito era rivolto a artigiani, commercianti, lavoratori dipendenti e nuclei familiari, tutti alle prese con prezzi in salita e redditi che faticano a tenere il passo. Durante i giorni della mobilitazione, il presidio aveva ricevuto anche la visita di rappresentanti istituzionali, tra cui l’onorevole Giandiego Gatta e il consigliere regionale Napoleone Cera. Il richiamo che esce dalla piazza è chiaro: il territorio chiede risposte rapide e un intervento concreto contro il caro vita. Un’attenzione che, a San Giovanni Rotondo come nel resto del Gargano, passa dalla tutela di chi ogni giorno semina, trasporta, produce e vende. A conti fatti, più che una protesta, la serata è apparsa come un gesto di comunità. Nessuno slogan urlato, nessuna tensione: solo luce, passi e la sensazione, condivisa da tanti, di non essere soli.