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Stati Uniti, martedì 20 ottobre 2026 -  Ci sono dischi che si ascoltano e dischi che finiscono per raccontare un’epoca. Thriller, sesto album in studio di Michael Jackson, pubblicato negli Stati Uniti il 30 novembre 1982 dalla Epic Records, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Chi era giovane a metà degli anni Ottanta ricorda ancora il rito: sfilare il 33 giri dalla busta, posare la puntina e restare a guardare, sul cartone della copertina, quel sorriso che prometteva una musica mai sentita prima. Ed è andata proprio così. Dopo il successo di Off the Wall (1979), Jackson voleva un lavoro capace di parlare a tutti, senza confini di genere o di pubblico.

Tornò quindi da Quincy Jones, il produttore con cui aveva già costruito il disco precedente, e insieme si chiusero per mesi ai Westlake Recording Studios di Los Angeles. Dalle molte canzoni proposte ne vennero scelte nove: poche, ma tutte pensate come possibili singoli. Il risultato è un mosaico che tiene insieme funk, pop, rock, soul e persino un’inquietudine da cinema dell’orrore. Si va dal ritmo incalzante di Wanna Be Startin’ Somethin’ al duetto con Paul McCartney in The Girl Is Mine, dalla malinconia di Human Nature, firmata da Steve Porcaro, tastierista dei Toto, e dal paroliere John Bettis, fino alla title track scritta da Rod Temperton, con la voce profonda dell’attore Vincent Price a chiudere il brano con una recitazione da film di mostri. Prima di diventare Thriller, il pezzo ebbe titoli provvisori ben più innocui, tra cui Starlight e Midnight Man. La forza di Thriller sta nella sua regolarità: quasi ogni brano poteva stare da solo in radio.

Sette canzoni su nove entrarono nella Top 10 della classifica americana dei singoli, un risultato che all’epoca nessun altro album aveva ottenuto. Beat It portò il rock dentro la musica nera grazie all’assolo di chitarra di Eddie Van Halen, che secondo quanto si racconta intervenne quasi come un favore personale, senza compenso. Billie Jean, costruita su una linea di basso diventata leggenda, nacque da un’idea cupa sulla fama e sulle sue ossessioni. Si narra che Quincy Jones avrebbe voluto accorciare la lunga introduzione, ma Jackson si oppose: era proprio quel giro iniziale a fargli venire voglia di ballare. Il titolo evocava fantasmi e notti da brivido, ma chi si aspettava un’immagine spaventosa rimaneva spiazzato. La copertina dell’LP mostra Jackson in una posa rilassata, quasi sdraiato, con un abito bianco e lo sguardo rivolto dritto verso l’obiettivo, il volto aperto in un sorriso sicuro. La fotografia è di Dick Zimmerman, mentre la direzione artistica porta la firma di Vartan, nome storico della grafica discografica americana.

La scelta fu quasi controcorrente. Niente cimiteri, niente creature della notte: al centro c’era soltanto lui, giovane, elegante, a proprio agio. Il messaggio era chiaro, perché il vero fenomeno da raccontare era l’artista, non il costume di scena. Il 33 giri, poi, aveva un’altra sorpresa: la copertina era doppia e si apriva come un libro. All’interno, un’altra fotografia ritraeva Jackson insieme a un cucciolo di tigre, un dettaglio che i collezionisti dell’edizione originale ricordano con affetto e che contribuiva a rendere l’oggetto speciale anche solo da tenere in mano. Quando uscì Thriller, il videoclip era ancora uno strumento di promozione in cerca di identità. Jackson contribuì a trasformarlo in un linguaggio. Beat It e Billie Jean conquistarono gli schermi di MTV in un momento in cui la rete trasmetteva pochissimi artisti afroamericani, e la presenza costante di quei video aiutò a cambiare le abitudini del canale. Nella primavera del 1983 lo speciale televisivo Motown 25 regalò al mondo il primo moonwalk in pubblico, durante l’esibizione di Billie Jean.

A dicembre 1983 arrivò poi il cortometraggio di Thriller, diretto da John Landis: più di quattordici minuti tra zombie, danze di gruppo e trucchi da cinema, che nessuno aveva mai visto in un videoclip. Negli anni è entrato nel Registro nazionale dei film della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, primo video musicale a ricevere questo riconoscimento. Anche l’album, nel 2008, ha ottenuto un posto nel registro nazionale delle registrazioni sonore. Sul numero esatto di copie non c’è una risposta unica, e la questione appassiona da decenni. Il Guinness dei primati assegna a Thriller il titolo di album più venduto di tutti i tempi, con stime che oltrepassano i 100 milioni di copie nel mondo e in alcune fonti arrivano a circa 110 milioni. Le valutazioni più prudenti, invece, si fermano attorno ai 70 milioni.

La differenza dipende dai metodi di calcolo, dalla difficoltà di raccogliere dati affidabili dai mercati dell’epoca e dalle successive ristampe. I numeri certi, quelli verificabili, arrivano dagli Stati Uniti. L’associazione dell’industria discografica americana (RIAA) lo ha certificato per la prima volta come disco di platino nel gennaio 1983, ha superato il traguardo di 20 volte platino già nell’ottobre 1984 e, nel 2015, è stato il primo album della storia a toccare quota 30 volte multiplatino. Oggi il conteggio è arrivato a 34, tenendo presenti anche le riproduzioni in streaming. Anche in questa graduatoria, però, c’è chi contesta il primato: negli Stati Uniti la raccolta Their Greatest Hits 1971-1975 degli Eagles lo supera nelle copie certificate.

Altri record: restò in classifica negli Stati Uniti per circa 500 settimane complessive, occupò il primo posto per 37 settimane non consecutive e fu il primo album a restare per 80 settimane di fila nella Top 10 americana. Raggiunse la vetta anche in tantissimi Paesi, Italia compresa. Nel 1984, in una sola serata, conquistò otto Grammy Award, un primato assoluto per quell’epoca. Vale la pena ricordare, per chi parla di vinile, che nel 1982 il compact disc muoveva i primi passi: la corsa di Thriller si è giocata soprattutto sui 33 giri e sulle musicassette. Da allora il disco è stato ristampato più volte su vinile, fino alle edizioni celebrative per il quarantennale, nel 2022.

Curiosità poco note

  • Nove canzoni soltanto. Thriller è un album sorprendentemente breve, perché ogni traccia doveva meritarsi lo spazio sul solco.
  • Una chitarra “regalata”. L’assolo di Beat It è uno dei rari casi in cui un musicista del calibro di Van Halen avrebbe suonato senza chiedere nulla in cambio.
  • Dal rock alla ballata. Human Nature, una delle ballate più amate di Jackson, porta la firma di un membro di una band rock californiana.
  • Il fascino gotico. La parte parlata di Vincent Price ha trasformato un brano pop in un piccolo racconto gotico, imitato per anni in feste e programmi televisivi.
  • Il quarantennale. Nel 2022 l’album è tornato in edizione speciale per celebrare i quarant’anni dall’uscita, a conferma di un fascino che non conosce ricambio generazionale.

Il significato di un disco-simbolo

Thriller è importante per ciò che ha suonato, ma anche per ciò che ha reso possibile. Ha mostrato che un artista nero poteva dominare la musica popolare mondiale senza rinunciare alla propria identità sonora, ha fatto del videoclip una forma d’arte e ha dimostrato che l’album, nell’era del singolo, poteva ancora essere un oggetto unitario da collezionare. Ha inoltre fissato un modello di spettacolo totale, in cui canzone, immagine e danza camminano insieme, che dopo di lui è diventato la norma per le grandi star del pop.

C’è poi un significato più intimo. Dietro la patina luminosa dei ritornelli si nascondono temi tutt’altro che leggeri: la paura di essere divorati dalla notorietà in Billie Jean, il rifiuto della violenza in Beat It, la solitudine in Human Nature. È forse questo contrasto, tra un sorriso in copertina e le ombre nei testi, a spiegare perché quel vinile continui a farsi ascoltare. Il 30 novembre 2026 saranno quarantaquattro anni esatti da quel giorno: e la puntina, per molti, non ha mai smesso di scendere su quel primo solco.